Dopo 16 anni, F1ITA non si disputerà

Ci sono comunicati che nessuno vorrebbe mai scrivere.

È la prima volta, in sedici anni, che siamo costretti a prendere una decisione di questo tipo.

Il numero di pre-iscritti raccolti nelle ultime settimane non è stato sufficiente a garantire lo svolgimento del campionato 2026/27

Non è stata una scelta presa a cuor leggero. Abbiamo aspettato, sollecitato, cercato di coinvolgere nuovi piloti e di capire se ci fossero i margini per partire.

In questi sedici anni F1ITA è stata un punto di riferimento per gli appassionati della Formula 1 radiocomandata in Italia e non solo. Abbiamo organizzato cercando sempre di mantenere uno spirito semplice: divertirsi, correre e creare una comunità.

Oggi, però, dobbiamo prendere atto che qualcosa si è rotto.

Il primo problema è evidente: il ricambio generazionale praticamente non c’è stato. Per anni in pista abbiamo visto gli stessi volti. Gli stessi piloti che hanno costruito la storia del campionato, gli stessi che partivano da Roma per correre fuori dal Lazio quando ci hanno chiuso le porte, gli stessi che preparavano le gare e si davano appuntamento ogni mese negli ultimi 16 anni. Una base solida, certo, ma una categoria non può vivere all’infinito senza nuovi ingressi. Se ogni anno qualcuno smette e nessuno arriva a sostituirlo, il finale è quasi inevitabile.

A questo si è aggiunta una frammentazione di gare piste e campionati che, invece di rafforzare l’ambiente, lo ha progressivamente indebolito.Negli anni sono aumentate le categorie, sono nate nuove piste, nuovi appuntamenti e nuovi campionati. Avere più possibilità dovrebbe essere un vantaggio, ma quando il numero dei piloti resta lo stesso, il risultato è semplicemente quello di dividerli. Alla fine ci siamo ritrovati con tante iniziative, tutte legittime, ma nessuna abbastanza partecipata da creare quell’atmosfera che rende bello un campionato.

Anche noi, però, dobbiamo fare autocritica.
La stagione 2023/24 non ha aiutato e le conseguenze hanno finito per allontanare proprio quelli che per anni erano stati lo zoccolo duro di F1ITA. Quando inizi a sentire piloti storici dire “non mi sto più divertendo”, significa che qualcosa non sta funzionando. E quando quei piloti iniziano a non presentarsi più in pista, recuperare l’entusiasmo diventa molto difficile.

Sarebbe però ingiusto fermarsi qui.

Negli ultimi anni la categoria ha dovuto convivere anche con un clima che troppo spesso ha premiato la lamentela invece della partecipazione.

C’è chi ha contestato ogni regolamento, chi ogni pista, chi ogni scelta tecnica, anche se non era iscritto al campionato.
C’era sempre qualcosa che non andava bene. Se si cambiava una regola era sbagliata. Se non si cambiava era peggio.
Se si provava qualcosa di nuovo non convinceva. Se si manteneva la tradizione era tutto fermo.

Le scuse sono cambiate di anno in anno: il motore, le gomme, il telaio, il costo, il giorno di gara, gli orari, il caldo, il freddo.
L’unica costante è stata che, alla fine, molti di quelli che avevano sempre una critica pronta non si vedevano nemmeno al via.

È legittimo scegliere di non partecipare. Meno comprensibile è trascorrere mesi a criticare perché un campionato non funzionerà per presa di posizione.
Una categoria cresce quando chi ne fa parte prova a costruire qualcosa, anche accettando compromessi.
Se invece ciascuno aspetta il campionato perfetto, il regolamento perfetto e la pista perfetta, quel campionato semplicemente non partirà mai.

E oggi ne stiamo vedendo le conseguenze. Alla fine siamo rimasti sempre gli stessi a correre con le RC a Roma.

Per anni questo è bastato.

Oggi non basta più.

Questa non vuole essere una caccia ai colpevoli, perché i motivi sono tanti e le responsabilità sono distribuite. L’evoluzione dell’hobby, la mancanza di nuovi piloti, la dispersione delle categorie, alcune nostre scelte organizzative e un clima che troppo spesso ha preferito la critica all’impegno hanno contribuito tutti, in misura diversa, ad arrivare a questo punto.

La cancellazione del Campionato 2026-2027 è quindi una conseguenza, non la causa.

Sedici anni di storia non si cancellano con una stagione di pausa.
Rimangono le amicizie, le rivalità sportive, i tanti campioni che si sono alternati e tutte le persone che hanno dedicato tempo ed energie perché questa categoria continuasse ad esistere.

Un grazie sincero va proprio a loro. A chi c’è sempre stato, anche quando era più facile restare a casa. A chi ha dato una mano senza chiedere nulla in cambio. A chi ha creduto che una domenica passata in pista valesse ancora la pena.

Ci auguriamo che questa non sia la fine.

Ma perché F1ITA possa tornare, servirà qualcosa di diverso da una promessa o da un “l’anno prossimo ci sarò”. #SaveF1Rc